Tecniche di sedazione in odontoiatria pediatrica

Per il trattamento in studio di pazienti in età pediatrica la sedazione è la tecnica più idonea ed è una reale alternativa all’anestesia generale, molto più complessa dal punto di vista organizzativo e procedurale

(Italian Dental Journal – Anno X Numero 5/2015)

La comunità scientifica internazionale riconosce unanimemente, ormai da molti anni, che la cura dei denti decidui nella prima e seconda infanzia non è un’opzione rinviabile, ma una necessità primaria improrogabile. Questa necessità coinvolge non solo le funzioni masticatoria ed estetica, ma anche organi ed apparati dell’intero organismo. Essi ne vengono coinvolti in maniera infida ma significativa persino, talvolta, per l’intera durata della vita.
Al di sotto di una età cerniera, che possiamo collocare intorno ai 5 – 6 anni, il piccolo paziente nella maggior parte dei casi non è sufficientemente collaborante da permettere l’attuazione di un completo programma terapeutico. In questi contesti, ci possono venire in aiuto le più recenti, raffinate e consolidate metodiche della moderna anestesiologia pediatrica.
Al piccolo paziente vengono somministrati, per via endovenosa, farmaci sedativi, anestetici, e analgesici: essi producono una temporanea soppressione della coscienza simile al sonno fisiologico ma non scatenano disturbi, disagi o malesseri soggettivi di alcun genere.

La procedura
La tecnica utilizzata è la sedazione profonda, un’interessante alternativa all’anestesia generale, tecnica che rappresenta a tutt’oggi il “gold standard” di riferimento ma la cui attuazione richiede l’utilizzo di una Sala Operatoria autorizzata, quindi disagi logistici e costi aggiuntivi significativi. La sedazione profonda rappresenta una semplificazione procedurale: si esegue in studio, non vi è necessità di effettuare esami ematochimici o strumentali pre-operativi (a meno che il piccolo paziente sia affetto da significative patologie sistemiche che necessitino di controlli ed adeguamenti).
Il bimbo può assumere una colazione leggera, un paio d’ore prima dell’appuntamento, composta da liquidi chiari a volontà e un paio di biscotti o fette biscottate.
In studio viene posizionata una cannula venosa in un arto superiore: una venipuntura transcutanea del tutto simile a quella effettuata per un emoprelievo. Una volta fissato accuratamente il presidio alla cute del braccio, il bimbo viene addormentato dolcemente in braccio alla mamma o su una poltrona alla sua presenza e, nel volgere di poche decine di secondi, perde coscienza. A questo punto il bimbo passa dalle braccia della mamma a quelle di un’infermiera che lo adagia sulla poltrona odontoiatrica dove verrà effettuato l’intervento.
Dopo il completamento delle procedure di monitoraggio multiparametrico neuro-cardio-respiratorio, si completa la fase di induzione con il fine di raggiungere il piano adeguato di sedazione: il piccolo si mostra fermo, indifferente, tranquillo.
A questo punto l’odontoiatra dà inizio alla procedura con efficacia e precisione. Il bimbo, infatti, è immobile, a bocca aperta e rilasciata. Durante questa fase si possono realizzare terapie estrattive, ricostruttive correttive e preventive su ogni elemento dentario che ne avesse necessità. Si esegue anestesia locale standard per infiltrazione, nelle circostanze in cui si eseguirebbe col paziente cosciente. Si può posizionare la diga, ci si può avvalere di apribocca, utilizzare liquidi di lavaggio.
Le ideali condizioni di lavoro ottimizzano il tempo di esecuzione dell’intera procedura.
La sua durata non è più, oggigiorno, una significativa variabile di rischio o di danno, in quanto le metodiche anestesiologiche attuate rigorosamente, rispettano le funzioni fisiologiche.
Una volta terminato l’intervento, il bimbo si sveglia spontaneamente in circa 15 minuti. Trascorsi altri 15-20 minuti di controllo, viene riportato nelle braccia della mamma la quale potrà gioire finalmente, oltre che della conclusione di un comprensibile momento di apprensione, di uno splendido, rinnovato sorriso.
Sarà così definitivamente scongiurata ogni ricaduta sistemica sull’organismo da parte di infezioni e patologie dei denti decidui, oltre che frequenti disturbi soggettivi, ricadute nutrizionali, e dolore o segni clinici di infezione.
La collaborazione virtuosa tra le due figure professionali dell’odontoiatra e dell’anestesista offre oggi qualità, speditezza procedurale e gradevolezza soggettiva che non hanno paragoni rispetto al passato anche recente.
Quel pesante passato che ancora ognuno di noi ha nella memoria: disagi, rischi, proteste e complessità organizzative dissuadevano gli attori implicati ad avvalersi di terapie il cui rinvio non potrebbe più trovare oggigiorno giustificazione medica e deontologica.