Si chiamano così perchè non spuntano mai prima dei 18 anni. In gergo tecnico sono gli «ottavi» e oggi, rispetto alla preistoria, risultano inutili per la masticazione.1 (1)

FABIO DI TODARO

Li chiamano del giudizio, non a caso, perché spuntano non prima dei 18 anni e quasi mai una volta entrati nella terza decade di vita. Gli «ottavi» – così riconosciuti perché occupano l’ultima posizione nell’arco dentale – sono i quattro denti che spuntano – o dovrebbero spuntare – diverso tempo dopo la comparsa degli altri permanenti. Dovrebbero perché la loro comparsa, in realtà, non è sempre scontata. In alcuni casi possono rimanere – del tutto o parzialmente – inclusi nell’osso mascellare (i superiori) o mandibolare (quelli di sotto) e nella gengiva. Ed è in queste situazioni che a tre italiani su dieci, per lo più donne, capita di essere «invitati» dal proprio dentista di fiducia a rimuoverli chirurgicamente.

 

QUANDO È NECESSARIO RIMUOVERE I DENTI DEL GIUDIZIO?

L’intervento deve essere effettuato quando l’inclusione può essere la causa della formazione di tasche parodontali in cui si accumulano i batteri responsabili delle carie e di ascessi. Oltre che di anomalie che possono deformare la posizione dei secondi molari, i denti più prossimi a quelli del giudizio. O, più semplicemente, se il problema provoca dolore, irritazione delle gengive e difficoltà nell’apertura corretta della bocca che, rispetto a diversi milioni di anni fa, è più piccola: come logica conseguenza anche del cambio delle abitudini alimentari. Motivo per cui i denti del giudizio, ai giorni nostri, sono considerati inutili ai fini della masticazione, oltre che dell’estetica. Detto ciò, rispetto al recente passato, «oggi si tende a valutare i rischi correlati alla mancata uscita dei denti del giudizio nel singolo paziente – afferma Enrico Gherlone, direttore dell’unità operativa di odontoiatria e presidente del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano -. L’estrazione precoce non è più scontata e avviene solo quando vi è una improrogabile necessità».

 

CI SONO RISCHI LEGATI ALLA RIMOZIONE DEI DENTI DEL GIUDIZIO?

Secondo Gherlone «oggi si è più cauti rispetto al passato, perché l’estrazione può generare lesioni temporanee della sensibilità, come dimostrano i numerosi contenziosi medico-legali da esse derivati». L’intervento non è di per sé complesso ma il recupero, quando si registra una lesione, è piuttosto lungo e costringe il paziente a vivere in una situazione di disagio. Ecco perché, quando è possibile, oggi si tende a evitare il ricorso alla chirurgia. Quali accorgimenti bisogna adottare per ridurre al minimo l’impatto dell’intervento? «Sicuramentenon mangiare cibi caldi nei giorni successivi e sottoporsi a un’adeguata terapia antibiotica, necessaria per ridurre il rischio di infezioni – prosegue lo specialista -. Tocca allo specialista, invece, evitare che nel paziente si manifesti il trisma, una contrattura dei muscoli della mandibola che impedisce una corretta apertura della bocca».

Twitter @fabioditodaro