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Sedazione profonda per il paziente disabile

I pazienti disabili “non collaboranti” sono estremamente difficili da trattare e spesso nemmeno accedono alle visite e alle cure odontoiatriche. Possono invece essere trattati con successo in sedazione profonda

(Italian Dental Journal – Anno X Numero 2/2015)

Nel nostro ambito per “paziente Disabile” si intende un soggetto di qualsiasi età incapace di garantire quel grado di collaborazione finalizzata, coerente, efficace e duratura necessaria all’espletamento della procedura odontoiatrica; sia di tipo diagnostico sia terapeutico. Il motivo è quasi sempre da ricondursi ad una incompetenza cognitiva severa, che coinvolge in varia maniera le funzioni del linguaggio, della ideazione, della memoria, dell’orientamento spazio-temporale, della motilità, ecc.
Le patologie di più frequente riscontro sono: le demenze senili di varia origine, i disturbi psicotici e dello spettro autistico, le sindromi di Down. Talvolta si presentano soggetti dalle disabilità più sfumate, anche soltanto motorie, non cognitive, che non riescono comunque a garantire posizione, apertura buccale, immobilità e collaborazione sufficienti.
In tutti questi casi si adotta una forma di sedazione, detta sedazione profonda, che si caratterizza per:

–  perdita di coscienza farmaco-indotta
–  mantenimento delle funzioni vitali, in particolare la funzione ventilatoria, senza la necessità di supporto artificiale sostitutivo
–  mantenimento dei riflessi di protezione delle vie aeree, sebbene con una loro parziale depressione
–  posizionamento eventuale di tubo endotracheale per la prevenzione e protezione delle vie aree: in queste condizioni, infatti, si potrebbero verificare occlusione accidentale o contaminazione da materiale esogeno come secrezioni, liquidi di lavaggio, sangue ecc.
–  indifferenza posizionale, immobilità, analgesia e insensibilità alle normali stimolazioni che si verificano durante le procedure odontoiatriche. Condizioni che assicurano speditezza e precisione procedurali sconosciute nelle comuni condizioni di attività in studio
–  pronto risveglio e recupero post-procedurale, nell’ordine dei 15-30 minuti
–  rapida dimissibilità in condizioni di autonomia personale. E’ necessario un accompagnatore per il ritorno a domicilio

La procedura
La preparazione degli apparati anestesiologici di monitoraggio, infusione, gestione degli accessi vascolari e delle assistenze respiratorie viene effettuata nei 30 minuti precedenti l’arrivo del paziente. L’intero allestimento viene effettuato da un’infermiera professionale-nurse di anestesia sotto la supervisione dell’anestesista-rianimatore. Il paziente, di regola è stato già visitato e valutato dall’anestesista nei giorni precedenti. Perciò all’arrivo in studio, il paziente viene fatto accomodare subito in poltrona; si procede di seguito all’incannulamento venoso periferico e a tutti i successivi stadi di preparazione. Questa fase richiede circa 25/30 minuti; in seguito l’operatore può iniziare l’intervento.
Per evidenti motivi di impegno, si programmerà il piano terapeutico in modo tale da espletare la maggior parte degli atti terapeutici in un’unica seduta. In caso contrario nulla vieta, tuttavia, di procedere ad una seconda sedazione anche a brevissima distanza di tempo.

Una categoria di pazienti che non accede alle cure
Questi pazienti incidono normalmente in maniera modesta nella richiesta di trattamenti odontoiatrici. Tuttavia la rilevanza numerica, nonché clinica ed epidemiologica di questa categoria è molto più consistente di quanto appaia.
Per due ordini di motivi: da un lato gli odontoiatri, non avendo normalmente a disposizione una soluzione operativa per il loro trattamento, non li accolgono e ancor meno si adoperano per indurli a rivolgersi a loro per diagnosi, profilassi e terapie; dall’altro i parenti e i tutori, non conoscendo l’esistenza delle suddette possibilità cliniche, non si rivolgono agli studi odontoiatrici rinunciando definitivamente a questo tipo di cure. Questo mancato incontro tra soggetti titolari di bisogni e latori di soluzioni, è responsabile di grave falla nella salute pubblica, di aggravamento progressivo delle patologie endorali e multi organiche e di disagi ingravescenti ai tutori, nonché ad incremento dei costi di gestione dei malati. Pertanto la disponibilità di metodiche sicure ed efficaci che le recenti conquiste della farmacologia e della tecnologia elettromedicale ci offrono, cambia oggi il panorama di offerta di salute pubblica da parte del comparto odontostomatologico. Finalmente anche gli oligofrenici possono ritrovare quella salute endorale che li aiuta a gestire i bisogni primari del corpo e quindi anche le funzioni relazionali così fondamentali per sé e non meno per il personale di assistenza.

Versione online: ItalianDentalJournal
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